Monastero della Visitazione


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Foglietto mensile

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Una voce dal monastero

Aprile 2019


Alcuni amici ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di quindici anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Santa Margherita Maria Alacoque
Autobiografia


75. Continua a soffrire per placare la giustizia di Dio
(continuazione)

Il mio Sovrano mi diede questi santi insegnamenti dopo che l'avevo ricevuto durante la comunione, ma non mi tolse dal mio stato di dolore, nel quale sentivo una pace inalterabile, grazie all'accettazione di tutto ciò che soffrivo e mi veniva mostrato che avrei sofferto sino al giorno del Giudizio, se questa era la volontà del mio Dio. Lui non mi fece più apparire agli occhi degli altri se non come oggetto di contraddizione, come una fogna di rifiuti, disprezzo e umiliazioni, che vedevo con piacere piovermi addosso da ogni parte, senza ricevere consolazione né dal cielo né dalla terra. Pareva che tutto cospirasse per annientarmi. Venivo continuamente interrogata e le poche risposte che mi venivano cavate a forza, servivano solo come strumenti per accrescere il mio supplizio. Non potevo mangiare, né parlare, né dormire, e ogni mio riposo e ogni mia incombenza era rimanere prosternata davanti al mio Dio, la cui sovrana grandezza mi teneva annientata nell'abisso più profondo del mio nulla, sempre piangendo e gemendo per chiedergli misericordia e allontanare gli strali della sua giusta collera. L'incarico che avevo allora, tenendo continuamente occupati il mio corpo e il mio spirito, mi causava un tormento insopportabile; tanto più che, nonostante tutte le mie pene, il mio sovrano Maestro non mi consentiva la benché minima omissione, né voleva farmi dispensare dai miei doveri. Lo stesso era anche per tutti gli altri doveri e l'osservanza delle regole, verso cui sentivo che la forza della sua potenza sovrana mi trascinava come una criminale al luogo di un nuovo supplizio. Ne trovavo ovunque ed ero così inghiottita e immersa nella mia sofferenza, che non avevo più spirito né vita, tranne che per vedere quanto di doloroso mi accadeva. Tutto ciò non mi causava il minimo moto d'inquietudine e tristezza, anche se in mezzo a tutti questi tormenti ero sempre portata verso ciò che era più contrario alla mia natura immortificata e opposto alle mie inclinazioni.


76. Il refettorio come luogo di punizione

Si accorsero che non mangiavo e ricevetti molti rimproveri dalla superiora e dal confessore, che mi ordinarono di mangiare tutto quanto mi veniva presentato a tavola. Quest'obbedienza era al disopra della mie forze, ma Colui che, nel bisogno, mai faceva mancare il suo aiuto, mi diede anche in quell'occasione la forza di sottomettermi senza repliche e scuse. Dopo aver mangiato, però, dovevo vomitare quanto avevo ingerito e, protraendosi a lungo tale situazione, finii per avere sempre mal di stomaco. I dolori erano terribili, al punto che non riuscivo a trattenere quel poco che avevo ingerito. Decisero allora di modificare l'obbedienza e mi permisero di mangiare secondo le mie possibilità. Devo confessare che, da quel momento in poi, il cibo è sempre stato per me un supplizio e andavo al refettorio come a un luogo di punizione, cui mi aveva condannata il peccato. Per quanti sforzi facessi nel prendere con indifferenza il cibo che mi veniva presentato, non riuscivo a fare a meno di scegliere quello più comune, essendo il più conforme alla mia povertà e al mio nulla, come pane e acqua, che per me bastavano. Il resto era di troppo.


77. Temono che sia posseduta dal demonio

Tornando al mio stato di sofferenza, che si protraeva, anzi aumentava sempre più, a causa di altre penose umiliazioni, in casa iniziarono a credere che fossi posseduta dal demonio. Mi aspergevano con acqua benedetta, facendo segni di croce e altre preghiere per scacciare lo spirito maligno, ma Colui dal quale mi sentivo posseduta davvero non intendeva affatto andarsene e anzi mi stringeva più forte a sé, dicendo: "Amo l'acqua benedetta e amo così teneramente la croce, che non riesco a fare a meno di stringermi a coloro che la portano con Me e per amore mio". Queste parole riaccesero in me il desiderio di soffrire così tanto, che quanto stavo soffrendo mi sembrò di colpo una goccia d'acqua, buona più per accrescere che per acquietare la mia insaziabile sete di sofferenza. Mi pare di poter dire che in quel momento non c'era alcuna parte del mio spirito né del mio corpo che non soffrisse il suo particolare dolore, mentre da nessuna parte ricevevo compassione o conforto. Il demonio mi batteva con furia e avrei avuto mille volte la peggio, se dalla mia parte non ci fosse stata una straordinaria potenza che mi sorreggeva e combatteva per me. La superiora, non sapendo cosa fare, mi ordinò di fare la santa comunione e di chiedere a Nostro Signore, per obbedienza, che mi restituisse il mio precedente stato di salute. Presentandomi, dunque, a Lui come sua vittima d'immolazione, mi disse: "Sì, figlia mia, vengo da te come Sommo Sacerdote per darti nuova forza, in modo che tu possa dedicarti a nuovi sacrifici". Infatti, così accadde e mi ritrovai così cambiata, che mi pareva di essere una schiava rimessa in libertà. Ma questo non durò a lungo perché ricominciarono a dirmi che l'artefice di tutto quello che mi accadeva era il demonio e che, se non mi fossi guardata dai suoi inganni, mi avrebbe condotta alla perdizione.

(Continua)

Vita del Monastero
Mese di marzo


In questo mese una signorina ha trascorso con noi alcuni giorni per un ritiro spirituale.

L'ANGOLO DELLA POESIA


Un ciufo de erba

Niente xe più belo
che un ciufo de erba
ben bagnà
da la sguassa matutina.
Quele giosse,
dal sol basae
le deventa… luce.
Imagine le xe
de la luce divina.
La luce de la Sorgente
le riflete,
e la rimanda
a chi ghe va viçin.

Mandime anca a mi,
Signor,
de sta luce
che no costa,
cussì, co Ti,
posse farghe luce
a chi camina co mi.



Nenéi

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