Monastero della Visitazione


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Foglietto mensile

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Una voce dal monastero

Maggio 2017


Alcuni "amici" ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di tredici anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Santa Margherita Maria Alacoque
Autobiografia


34. L'amata Paray. "È qui che ti voglio" (continuazione)

Tralascio tutti gli altri conflitti che ho dovuto sostenere, per mettermi a parlare del luogo della mia felicità, l'amata Paray, dove, non appena entrai in parlatorio, mi furono interiormente dette queste parole: "È qui che ti voglio". Dopodiché dissi a mio fratello che bisognava mettersi d'accordo, visto che non sarei andata in un altro posto. Ciò lo sorprese alquanto, avendomi condotta lì solo per farmi conoscere le monache di Santa Maria e senza che io avessi precedentemente mostrato desiderio di voler diventare una di loro. Ma, adesso, non volli venir via finché ogni cosa non fu definita. In seguito mi parve di aver preso una nuova strada, tanto intensamente mi sentivo felice e in pace. A rendermi così felice era il fatto che chi non sapeva quanto stava accadendo diceva: "Guardala, ha proprio i modi di una monaca". In effetti, mi vestivo con più vanità di quanto avessi mai fatto e del pari mi divertivo, per la gran gioia che sentivo di appartenere tutta al mio sovrano Bene, il quale, mentre scrivo, mi rivolge spesso questo amorevole rimprovero: "Guarda, figlia mia, non potrai mai trovare un padre così amoroso col suo unico figlio, che si sia preso tanta cura di lui e cui abbia dato tante e così tenere testimonianze d'amore come quelle che io ti ho dato e che ti darò del mio amore, che ha usato tanta pazienza e cura nel coltivarti e nell'adattarti a modo mio fin dalla più tenera età, aspettandoti dolce-mente, senza mai rifiutarti, nonostante tutte le tue resistenze. Ricordati che, se mai tu dimenticassi la riconoscenza nei miei confronti e non mi attribuissi la gloria di ogni cosa, questo sarebbe il mezzo per far inaridire questa fonte inesauribile di ogni bene".

35. Dice addio al mondo ed entra in convento

Quando finalmente giunse il giorno di dire addio al mondo, sentii nel mio cuore una gioia e una fermezza mai provate prima e il mio cuore era come insensibile sia all'affetto sia al dolore che mi venivano testimoniati, soprattutto da mia madre. Non versai neanche una lacrima lasciandoli, perché mi sembrava di essere una schiava che viene liberata dalla sua prigione e dalle sue catene, per entrare nella casa del suo Sposo, prenderne possesso e godere in tutta libertà della sua presenza, dei suoi beni e del suo amore. Era questo che Lui diceva al mio cuore, che era fuori di sé. Non sapevo dare altra spiegazione alla mia vocazione per l'ordine di Santa Maria, se non quella che volevo essere figlia della santa Vergine. Confesso che nel momento in cui entrai, era un sabato, tutti i dolori che avevo patito e molti altri mi assalirono così violentemente, che mi pareva che, entrando in convento, il mio spirito si separasse dal mio corpo. Ma subito mi fu mostrato che il Signore aveva rotto il sacco della mia prigionia e che mi rivestiva del suo manto di letizia. La gioia mi dominava a tal punto, che gridavo: "È qui che Dio mi vuole". Sentii subito scolpito nel mio spirito che questa casa di Dio era un luogo santo, che tutte quelle che l'abitavano dovevano essere sante e che questo nome di Santa Maria significava che dovevo rimanere lì a qualunque prezzo, abbandonandomi e rinunciando a tutto, senza riserve o restrizioni. A raddolcirmi tutto quanto mi sembrava più amaro in questo inizio, era il fatto che per alcuni giorni fui svegliata al mattino da parole che udivo perfettamente, anche se non le capivo: Dilexisti iustitiam col resto del versetto; e altre volte: Audi filia et vide, eccetera. E ancora: "Hai riconosciuto il tuo sentiero e la tua strada, o mia Gerusalemme, casa d'Israele! E il Signore ti guiderà lungo tutte le strade e non ti abbandonerà mai". Dicevo tutto questo alla mia buona maestra senza capirlo. Guardavo lei e la superiora come se fossero state il mio Gesù Cristo in terra.

36. La tela in attesa del pittore

Poiché non avevo mai avuto una guida né una direzione e ignoravo cosa fosse, ero più che mai disposta ad assoggettarmi al fine di poter obbedire. Mi sembrava un oracolo tutto quanto mi veniva detto e pensavo che non avrei più avuto nulla da temere, ora che facevo ogni cosa per obbedienza. Quando pregai la maestra delle novizie di insegnarmi l'orazione, di cui la mia anima era molto desiderosa, lei si rifiutò di credere che, essendo entrata in religione all'età di ventitré anni, non sapessi ancora farla. Dopo che glielo ebbi assicurato, mi disse per la prima volta: "Va' a metterti di fronte al Signore come una tela in attesa del pittore". Avrei voluto che mi spiegasse cosa intendeva dire, perché non capivo, anche se non osavo dirglielo, ma mi fu detto: "Vieni, te lo insegnerò io". E non appena fui in preghiera, il mio sovrano Maestro mi mostrò che la mia anima era una tela in attesa, sulla quale Lui voleva dipingere tutti i tratti della sua vita dolorosa, spesa interamente nell'amore e nella privazione, nella separazione, nel silenzio e nel sacrificio, nella sua consumazione. Vi avrebbe dipinto tutto questo, dopo averla pulita di tutte le macchie che vi restavano, sia dell'attrazione per le cose terrene sia dell'amore per me stessa e per gli uomini, cui il mio carattere tendeva ancora molto.

(Continua)

Vita del Monastero
Mese di aprile


In questo mese 1 signorina ha trascorso con noi alcuni giorni per un'esperienza vocazionale.

L'ANGOLO DELLA POESIA
In dialetto veneto



Basta un'ociada

Le nuvole grige
ancuo le se core drìo
e le nasconde el cielo,
ma mi so che sora…
ghe xe el belo.
Ghe xe el sol
col cielo azuro, rosa,
de tanti colori
che fa spasemar
tuti i pitori.
Cussì nela vita
co tuto ne par nero
pensemo a Quel che sta sora,
che ne coverse
co tuto el so Amor.
Basta un'ociàda in su
e ogni roba
la vedaremo cambiada!
Pensemo a Maria,
sta Mama benedeta,
tuta teneressa,
che la ne varda,
la ne aspeta.
Semo sempre "putèi"
bisognosi de tuto.
Ela la xe ben contenta
de darne el so aiuto.

Nenéi

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