Monastero della Visitazione


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Foglietto mensile

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Una voce dal monastero

Aprile 2018


Alcuni "amici" ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di quattordici anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Riprendiamo l'autobiografia di S. Margherita Maria Alacoque, che avevamo temporaneamente sospeso in occasione della ricorrenza dei 350 anni dalla nascita del nostro S. Fondatore Francesco di Sales (21 agosto 1567).

Santa Margherita Maria Alacoque
Autobiografia


41. Lotta eroica contro una ripugnanza naturale
(continuazione)

Racconterò solo una di queste occasioni di mortificazione superiori alle mie forze, attraverso cui mi fece provare davvero l'efficacia delle promesse di Gesù. Si tratta di una cosa per la quale tutta la nostra famiglia provava una grande avversione naturale, al punto che mio fratello aveva ottenuto, nel contratto che regolava la mia entrata in convento, che non sarei mai stata costretta su questo punto. La cosa era stata concessa, essendo di per sé insignificante, ma dovetti adattarmi a farla, perché su ciò fui attaccata con tale veemenza, che non sapevo più cosa fare. Mi pareva mille volte più facile sacrificare la mia vita e, se non avessi amato la mia vocazione più della mia vita, l'avrei sacrificata piuttosto che costringermi a fare ciò che volevano farmi fare. Invano opponevo resistenza, perché il mio Sovrano voleva questo sacrificio, da cui dipendevano tanti altri. Rimasi tre giorni a combattere con tanta violenza, che facevo compassione, soprattutto alla mia maestra, davanti alla quale mi sentivo in dovere di fare quanto lei chiedeva, ma il coraggio mi mancava e morivo di dolore perché non riuscivo a piegare il mio carattere, e le dicevo: "Mi tolga la vita piuttosto che farmi venir meno al voto di obbedienza!". E lei: "Vattene", mi disse, "non sei degna di praticarla e ora ti proibisco di fare ciò che ti avevo ordinato". Questo mi parve troppo. Dissi subito: "Bisogna morire o vincere". Andai davanti al santissimo Sacramento, mio solito rifugio, dove rimasi per tre o quattro ore a piangere e a gemere, nella speranza di trovare la forza di vincermi: "Ahimè! Mio Dio, mi avete dunque abbandonata? Come, c'è ancora qualcosa nel mio sacrificio che deve essere consumato fino al completo olocausto?". Ma il mio Signore voleva spingere all'estremo la fedeltà del mio amore verso di Lui, come mi ha mostrato in seguito, e godeva nel vedere la sua indegna schiava esitare fra l'amore divino e le ripugnanze naturali. E alla fine fu Lui a vincere, perché, senza altra consolazione né armi che queste parole: "L'amore non deve avere riserve", andai a gettarmi alle ginocchia della mia maestra, chiedendole la misericordia di consentirmi di fare ciò che aveva voluto che facessi. Lo feci, sebbene mai abbia provato tanta ripugnanza. È una ripugnanza che ho provato ogni volta che mi è toccato rifarlo, ma non ho mai smesso di continuare a farlo per quasi otto anni.

42. Questo sacrificio le procura un nuovo torrente di grazie

Fu dopo questo primo sacrificio che tutte le grazie e i favori del mio Sovrano raddoppiarono e inondarono la mia anima, a tal punto che ero come costretta a dire spesso: "Interrompete, o mio Dio, questo torrente che mi travolge, oppure aumentate la mia capacità di riceverlo!". E qui tralascio tutte quelle predilezioni e profusioni del suo puro amore, così grandi che non saprei come esprimerle.

43. Si nutrono timori sulla sua vocazione. Nostro Signore si offre come suo garante

Questo mi provocò altri attacchi, mentre stavo per fare la mia professione di fede. Mi dicevano che si vedeva bene che non ero adatta a vivere secondo lo spirito della Visitazione, che teme questi sentieri soggetti all'inganno e all'illusione. Lo riferì subito al mio Signore, lamentandomene: "Ahimè! Mio Signore, sarà dunque a causa vostra che sarò respinta?". A ciò mi fu risposto: "Di' alla tua superiora che non ha nulla da temere accettandoti, che Io rispondo per te e che, se mi crede solvente, sarò Io la tua cauzione". Avendole riferito ciò, lei mi ordinò di chiedergli, per essere sicura, che mi rendesse utile alla santa religione con la pratica corretta di ogni osservanza. A questo, la sua amorevole bontà mi rispose: "Bene! Figlia mia, te lo concedo e ti renderò più utile alla religione di quanto lei può pensare, ma in un modo che solo io conosco. D'ora innanzi adatterò le mie grazie allo spirito della tua regola, alla volontà delle tue superiore e alla tua debolezza, sino a farti considerare sospetto tutto quanto ti allontanerà dalla pratica corretta della tua regola, che mi pare tu preferisca a tutto il resto. Inoltre, sarò lieto se preferirai la volontà delle tue superiore alla mia, quando t'impediranno di fare quel che Io ti avrò ordinato. Lascia che facciano quel che vogliono di te. Io saprò trovare il modo di realizzare i miei disegni, anche con mezzi che ti sembrano opposti e contrari. E mi riservo solo la direzione del tuo intimo e, in particolare, del tuo cuore, che Io non cederò mai ad altri avendovi fissato la sede del mio amore". La nostra madre superiora e la nostra maestra rimasero contente di tutto questo e gli effetti si manifestarono con tale evidenza, che non poterono più dubitare che quelle parole provenissero dalla Verità. Infatti, non sentivo alcun turbamento in me e mi dedicai interamente a obbedire, qualunque pena dovessi patire per farlo. La stima e il compiacimento erano per me un supplizio insopportabile e li consideravo un giusto castigo per i miei peccati, che mi parevano così grandi, che tutti i tormenti immaginabili mi sarebbero stati dolci da soffrire pur di espiarli e soddisfare la giustizia divina.

(Continua)

Vita del Monastero
Mese di marzo


In questo mese la giovane A. M. ha trascorso con noi alcuni giorni per un'esperienza vocazionale.

L'ANGOLO DELLA POESIA


Il gran momento

Un passerotto m'è passato accanto,
era gioioso e trillava felice,
dimmi - gli chiesi - il perché del tuo canto.
"E ché - sussurrò - l'aria no t'el dice?
L'acqua ai tuoi piedi scorre via tranquilla
baciata dal sole; è quasi luce
e tutt'intorno l'erbetta brilla,
il verde intenso già vita traluce.
Spazia lo sguardo intorno: tutto è fiorito!
Il pesco, il giacinto, il tulipano
hanno già ognun il vestito pulito,
loro san che non l'hanno messo invano.
Giulivi al sol gareggiano in bellezza,
quasi a sussurrar dolci parole
lasciandosi cullar da lieve brezza,
che fa vibrar ancor le umili viole.
Tra poche ore il Cristo risorgerà:
attendi fiduciosa il gran momento,
nell'intimo senti che ciò accadrà,
la natura stessa vive l'evento.

Se nella vita dovessi passare
la notte oscura del venerdì Santo
attendi l'arrivo di Chi sa donare:
l'amor pietoso del tre volte Santo".



Nenéi

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