Monastero della Visitazione


Vai ai contenuti

Foglietto mensile

News

Una voce dal monastero

Febbraio 2019


Alcuni amici ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di quindici anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Santa Margherita Maria Alacoque
Autobiografia


69. In balia delle persecuzioni. È sorretta dal suo angelo custode, che la rimprovera quando necessario. (continuazione)

Fui mandata a lavorare in infermeria, dove solo Dio sa ciò che ho dovuto soffrire, sia a causa del mio carattere sensibile, sia a causa degli uomini e del demonio, che spesso mi faceva cadere e rompere tutto quanto avevo in mano. Dopodiché mi prendeva in giro, ridendomi talvolta in faccia: "Sciattona! Non combinerai mai niente di buono".
Questo faceva sprofondare il mio spirito in una tristezza e in una prostrazione così profonde, che non sapevo cosa fare, perché spesso mi toglieva la possibilità di parlarne con la nostra superiora, sapendo che l'obbedienza distruggeva tutte le sue forze. Una volta, mi spinse dall'alto di una scala mentre reggevo un braciere pieno di fuoco, e mi ritrovai a terra, senza che il fuoco si fosse spento e senza che mi fossi fatta alcun male, anche se chi mi vide cadere pensò che mi fossi rotta le gambe.
Ma io sentivo il mio fedele angelo custode che mi sosteneva e avevo spesso la felicità di godere della sua presenza e di essere rimproverata e corretta da lui. Una volta, essendomi voluta immischiare a parlar del matrimonio d'una parente, mi mostrò che questo era indegno di un'anima religiosa e mi rimproverò severamente. Disse che, se mi fossi di nuovo immischiata in quel genere di faccende, mi avrebbe nascosto il suo volto. Non poteva sopportare la benché minima immodestia o mancanza di rispetto alla presenza del mio sovrano Maestro, davanti al quale lo vedevo prosternato a terra, e voleva che facessi lo stesso.
E io lo facevo il più spesso possibile e non trovavo posizione più dolce a causa delle mie continue sofferenze nel corpo e nello spirito, perché era la più conforme al mio nulla, che mai perdevo di vista. Anzi, me ne sentivo sempre immersa, che fossi nella sofferenza o nella gioia, lì dove non riuscivo più a provare alcun piacere.


70. Il pane di salvezza delle sofferenze

Questa santità d'amore mi spingeva così forte a soffrire per ricambiarlo, che avevo requie solo sentendo il mio corpo schiacciato dalle sofferenze, il mio spirito immerso in ogni sorta di abbandono e tutto il mio essere sprofondato nelle umiliazioni, nel disprezzo e nei contrasti, che non mi mancavano mai, grazie a Dio, il quale non me ne lasciava priva un solo momento, sia dentro sia fuori di me. Allorché questo pane di salvezza scarseggiava, ne dovevo cercare dell'altro nella mortificazione; il mio carattere sensibile e orgoglioso me ne forniva molte occasioni.
Lui voleva che non mi lasciassi sfuggire alcuna opportunità e, quando mi accadeva di farlo, a causa della grande violenza che dovevo farmi per superare le mie ripugnanze, me lo faceva pagare il doppio.
Quando voleva qualcosa da me, insisteva talmente, che mi era impossibile resistere, e il fatto di averlo voluto fare spesso, mi ha portata a soffrire molto. Lui esigeva tutto ciò che era più in contrasto col mio carattere e contrario alle mie inclinazioni, e voleva che camminassi incessantemente nella direzione a loro contraria.


71. Trionfa sulle sue ripugnanze naturali con atti di eroismo

Ero talmente schifiltosa, che la minima sporcizia mi sconvolgeva lo stomaco. Lui mi rimproverò tanto su questo punto, che una volta riuscii a superare la mia ripugnanza, dicendogli: "Se avessi mille corpi, mille amori, mille vite, io li immolerei per esservi schiava".
E allora trovai in quell'azione tali delizie, che avrei voluto trovarne di simili ogni giorno, per imparare a vincermi, senza altro testimone che Dio. Ma la sua bontà, cui solo ero in debito di avermi dato la forza per dominarmi, non mancò di rendermi palese il piacere che quel gesto gli aveva procurato.
Infatti, la notte successiva, se non mi sbaglio, mi tenne quasi due o tre ore con la bocca incollata sulla piaga del suo sacro Cuore, e mi sarebbe difficile esprimere ciò che provavo allora e gli effetti che questa grazia produsse nella mia anima e nel mio cuore.
Questo basta a spiegare le grandi bontà e misericordie riversate dal mio Dio su una creatura così miserabile. Tuttavia, Lui non voleva affatto attenuare la mia sensibilità né le mie grandi ripugnanze, sia per onorare quelle che Lui aveva voluto patire nel giardino degli Ulivi, sia per fornirmi strumenti di vittorie e umiliazioni. Ma, ahimè, io non sono sempre fedele e spesso cado!
Era una cosa cui pareva prendere gusto, sia per confondere il mio orgoglio, sia per rafforzarmi nella diffidenza verso me stessa, mostrandomi che senza di Lui potevo solo far male e avere continue cadute senza potermi risollevare. Allora quel sovrano Bene della mia anima veniva in mio soccorso e, come un buon padre, mi tendeva le braccia del suo amore, dicendomi: "Sai bene che non puoi nulla senza di me".
Questo mi faceva sciogliere di riconoscenza per la sua amorevole bontà e mi mettevo a piangere, vedendo che non si vendicava dei miei peccati e delle mie continue infedeltà, ma m'inondava di eccessi d'amore con cui sembrava combattere le mie ingratitudini. Talvolta me le metteva sotto gli occhi, insieme alla moltitudine delle sue grazie, e mi ritrovavo nell'impossibilità di parlargli se non con le lacrime agli occhi, soffrendo più di quanto riesco a riferire.
Così quel divino Amore si divertiva con la sua indegna schiava.


(Continua)

Vita del Monastero
Mese di gennaio


In questo mese due signorine hanno fatto presso di noi un ritiro per discernimento vocazionale.

L'ANGOLO DELLA POESIA


Do oceti

Do ocieti,
vispi e furbi,
là, sul ramo,
i me atira.
Picolo petirosso!
Te vardo e …
te amo.
A esser libera,
come ti,
el me cor sospira.


Sto bel bianco

Che belo xe rivà la neve!
Che incanto sto bel manto
tuto soffice e belo neto
co un silenzio quasi perfeto.
Se ti meti el naso fora
anca l'aria sa da bon,
se ti xe influenzada
la te verse fin al cor.
Sto bel bianco me ricorda
el candor de un picinin,
quando l'Aqua de la Grazia
gà bagnà el so corpeçin.


Nenéi

Home Page | Chi siamo | Spiritualità | Servizi | News | Informazioni | Mappa del sito


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu