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Foglietto mensile

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Una voce dal monastero

giugno - luglio - agosto 2018


Alcuni "amici" ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di quattordici anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Riprendiamo l'autobiografia di S. Margherita Maria Alacoque, che avevamo temporaneamente sospeso in occasione della ricorrenza dei 350 anni dalla nascita del nostro S. Fondatore Francesco di Sales (21 agosto 1567).

Santa Margherita Maria Alacoque
Autobiografia


47. Si sforza di ritrarsi dal percorso straordinario e se ne lamenta con Nostro Signore
(continuazione)

Combattevo contro di Lui per quanto potevo, seguendo esattamente tutto ciò che l'obbedienza mi ordinava per allontanarmi dalla sua potenza, che rendeva la mia inutile. Mi lamentavo con Lui: "Cosa!" gli dicevo. "O mio sovrano Maestro! Perché non mi lasciate sul sentiero comune delle figlie di S. Maria? Mi avete condotta nella vostra santa casa al fine di perdermi? Concedete quelle grazie straordinarie ad anime scelte, che vi corrisponderanno meglio e vi glorificheranno più di me, che, invece, vi oppongo solo resistenza. Io non desidero altro che il vostro amore e la vostra croce e questo mi basta per essere una buona monaca, che è tutto quanto desidero". Mi fu risposto: "Combattiamo, figlia mia, ne sono contento, e vedremo chi vincerà, il Creatore o la sua creatura, la forza o la debolezza, l'Onnipotente o l'impotente. Ma chi vincerà, sarà vincitore per sempre". Questo mi gettò in un'estrema confusione, durante la quale Lui mi disse: "Sappi che non mi sento affatto offeso da tutti questi conflitti e dinieghi che mi opponi in nome dell'obbedienza, per la quale Io ho dato la mia vita. Ma voglio insegnarti che sono il padrone assoluto dei miei doni e delle mie creature, e che nulla potrà impedirmi di portare a compimento i miei disegni. Ecco perché voglio non solo che tu faccia ciò che le tue superiore ti diranno, ma pure che tu non faccia nulla di ciò che ti ordino senza il loro consenso. Io amo l'obbedienza e, senza di questa, non mi si può piacere". Questo piacque alla mia superiora, che mi disse di abbandonarmi alla sua potenza, cosa che feci sentendo subito grande gioia e pace nella mia anima, la quale pativa una crudele tirannia.

48. Nostro Signore le chiede un nuovo abbandono di se stessa

Lui mi chiese, dopo la Santa Comunione, di rin-novargli il sacrificio della mia libertà e di tutto il mio essere, cosa che feci con tutto il cuore. "A patto", gli dissi, "o mio sovrano Maestro, che Voi non facciate mai apparire in me nulla di straordinario, tranne ciò che più possa causarmi umiliazione e abiezione di fronte agli uomini e distruggermi nella loro stima. Ahimè, mio Dio, sento la mia debolezza e temo di tradirvi e di non sapere far sì che i vostri doni siano al sicuro con me". "Non temere nulla, figlia mia", mi disse, "vi metterò ordine Io e ne sarò il guardiano, rendendoti incapace di oppormi resistenza". "Come! Mio Dio, mi lascerete vivere senza più soffrire?". Mi fu subito mostrata una grande croce, di cui non potevo vedere la fine, ed era tutta coperta di fiori.


49. I fiori e le spine della croce. Tre desideri imperiosi

"Ecco il letto delle mie caste spose, dove ti farò consumare le delizie del mio puro amore. A poco a poco questi fiori cadranno e ti rimarranno solo le spi-ne, ora nascoste per via della tua debolezza. Queste ti faranno sentire così acutamente le loro trafitture, che avrai bisogno di tutta la forza del mio amore per sopportarne il dolore". Queste parole mi rallegrarono molto, perché pensavo che non avrei mai avuto abbastanza dolori, umiliazioni e disprezzo capaci di soddisfare l'ardente sete che ne avevo, e che non avrei potuto provare una sofferenza peggiore di quella che provavo perché non soffrivo a sufficienza, dal momen-to che il suo amore non mi lasciava requie, né di giorno né di notte. Queste dolcezze mi affliggevano. Volevo la croce tutta pura e avrei voluto vedere il mio corpo sempre provato dalle austerità o dalle fatiche, cui mi applicavo per quanto le mie forze potevano sopportare. Infatti, non mi era possibile vivere un solo momento senza sofferenza e più soffrivo e più accon-tentavo questa santità d'amore che aveva acceso tre desideri nel mio cuore, i quali mi tormentavano senza tregua: il primo era di soffrire, il secondo di amarlo e comunicarmi e il terzo di morire per unirmi a lui.

50. Si occupa dell'asina e dell'asinello durante il ritiro della sua professione e riceve la grazia di un amore ardente per la croce

Dio mio, Da quando il mio sovrano Maestro mi accompagnava ovunque, non mi preoccupavo più del tempo né del luogo. Ero indifferente a ogni disposizione che veniva presa nei miei confronti, perché ero sicurissima che, essendosi Lui concesso a me senza che l'avessi meritato, ma solo per la sua pura bontà, non avrebbero potuto togliermelo. Lo sperimentai du-rante il ritiro della mia professione, quando mi mandarono nell'orto a badare a un'asina e al suo asinello. L'asina mi dava non poco lavoro, perché non mi era permesso di legarla e volevano che la tenessi nell'an-golo che mi era stato indicato, per paura che facesse danni, di modo che ero sempre lì a correre. Non avevo tregua sino all'Angelus della sera, quando andavo a cena; poi durante una parte del Mattutino ritornavo nella stalla per farli mangiare. Ero contenta di questa occupazione e non mi avrebbe dato fastidio neppure se fosse durata tutta la vita. Il mio Sovrano mi teneva una compagnia così fedele, che tutte quelle corse che dovevo fare non mi allontanavano da Lui. Fu lì che ricevetti grazie così grandi, che mai ne avevo sperate di simili, soprattutto quella che mi fece conoscere sul mistero della sua santa morte e passione. È un abisso impossibile da descrivere e la lunghezza dell'eventuale racconto me lo fa evitare, ma mi ha ispirato un tale amore per la Croce, che non posso vivere un solo momento senza soffrire: soffrire in silenzio, senza consolazione, sollievo o compassione, e morire con quel Sovrano della mia anima, schiacciata sotto la croce di ogni sorta di obbrobri, umiliazioni, dimenticanze e disprezzo. Queste cose sono durate per tutta la mia vita, la quale, grazie alla sua misericordia, è interamente trascorsa in questi esercizi, che sono quelli dell'amore puro. Lui ha sempre badato a fornirmi in abbondanza questo nutrimento, che gli è tanto gradito, senza mai dire basta.

(Continua)

Vita del Monastero
Mese di maggio


In questo mese la giovane E. B. ha trascorso con noi alcuni giorni per un'esperienza vocazionale.

L'ANGOLO DELLA POESIA


I GERA IN VENTITRE'

I gera in ventitrè
i colombi stamatina
sora la cesa.
Al sol che nasseva
i se scaldava
e in mezo a tuti
la pase regnava.
Po uno, rissoso,
se ga svegià…
De boto el ga scomincià
a far tuti deslogiar…

"Ste boni, ste boni fioi,
no ste barufar
per un poco de posto…
Slarghé el cor,
mettéghe dentro
'na s'cianta de amor.
Xe donando
che se riceve!
Cospeto, ciò,
no lo gavè ancora capìo:
solo chi dona
sarà ben servìo
da Chi che ga dito
che a mensa el ne sentarà
e Lu, el Signor,
a uno a uno el ne servirà!"


Nenéi

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