Monastero della Visitazione


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Domande e risposte


Perché una giovane si fa monaca?


Perché accetta il dono! Infatti la vocazione è dono di Dio che non manca di chiamare anime a consacrarsi totalmente al suo servizio. La giovane risponde alla chiamata, vuole fare una donazione totale di sé motivata da un amore intenso verso Dio. Trovato un monastero dove può appagare questo desiderio di unione con lo Sposo, volentieri vi entra abbracciando un impegno per tutta la vita.
Recenti statistiche ci dicono che le vocazioni claustrali fioriscono ancora nella Chiesa, nonostante una forte opposizione culturale a questo genere di vita. La diminuzione di vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio che in genere si verifica in tutto il mondo cristiano è molto preoccupante. Ma si nota che, in generale, la vita claustrale non soffre una così grave diminuzione di vocazioni, ed anzi, in certi luoghi, vi è una grande fioritura.

A cosa serve la clausura, che senso hanno le "grate" nel terzo millennio?

La clausura conserva la sua importanza in quanto preserva l'atmosfera di raccoglimento, di silenzio e di separazione dal mondo. La famosa "grata" è uno strumento per significare questa separazione. La monaca accetta con gioia anche questo segno esteriore.

In che senso una monaca può essere "segno di contraddizione" per il mondo?

La monaca è "segno di contraddizione" per quei cristiani e non-cristiani che non comprendono il significato della vita consacrata contemplativa. Dal punto di vista di queste persone la vita claustrale contraddice i desideri ed i diritti della persona umana. Il cuore della monaca è totalmente dedicato a Gesù. La presenza orante delle claustrali in tante parti del mondo è - come ha sottolineato Giovanni Paolo Il - richiamo per tutti i cristiani a non dimenticare il primato di Dio nella vita. (Padre Basilio Haiser ofm conv.).

Chi sceglie la vita monastica contemplativa non fugge dal mondo?

"Venite in disparte, in luogo solitario e riposatevi un po' " (Mc 6, 31). Seguendo questa parola molti sono coloro che fin dai primi secoli della Chiesa, si sono ritirati in solitudine, in luoghi separati, in ascolto della Parola e in preghiera. Sospinte dallo stesso Spirito, che condusse Gesù nel deserto (cf. Lc 4,1) le Sorelle claustrali, in modo specifico e radicale, condividono la solitudine di Gesù in preghiera e la sua offerta al Padre, dimorando insieme con lui sul suo monte santo e trasfigurandosi nel mistero della sua morte e resurrezione "in una ininterrotta nostalgia del cuore, che con incessante desiderio si rivolge alla contemplazione dello Sposo" (Verbi Sponsa 5).

La stessa clausura, nel suo aspetto concreto, diventa così da un lato segno di questo "stare con il Signore" e dall'altro una maniera particolare di condividere "l'annientamento di Cristo, mediante una povertà radicale, che si esprime nella rinuncia non solo alle cose, ma anche allo spazio, ai contatti, a tanti beni del creato" (VC 59).
In sintesi possiamo dire che la vocazione contemplativa claustrale è una vocazione alla preghiera, dove la preghiera non è più soltanto una parte, sia pure la più importante, estesa, magari essenziale della nostra vita, ma è proprio tutta la nostra vita. Una vita che è, e tende ad essere, "amore".

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